sabato, 10 ottobre 2009

Il Bidello Unico

gel
Venerdì 9 ottobre, sono scesi in piazza studenti e insegnanti. 150 mila secondo l’Unione degli studenti, 4 per il governo che non ritiene rilevanti i precari. Ma non si può negare che la questione dei precari sia d’attualità. E’ del 1° ottobre la sentenza del Consiglio di Stato che giudica illegittimo il provvedimento che aveva creato le code nelle graduatorie, non a caso dette “ad esaurimento”, ed arriva oggi la sentenza del Tar del Lazio che commissaria la Gelmini.
Ma alla Ministra poco importa. In questi giorni è iperattiva. E’ il 13 settembre, infatti, quando dichiara la necessità di un tetto agli immigrati. Calderoli, passionale, senza pensarci due volte, apre la crisi di Governo. Al che, la sua Segreteria spiega a Calderoli il significato delle parole della Gelmini. Piano piano. La Lega chiude la crisi di Governo.
La Segreteria della Gelmini spiega alla Gelmini perché la Segreteria di Calderoli abbia dovuto spiegare a Calderoli le parole della Gelmini. Certo è colpa dell’esame di abilitazione da avvocato che lei ha sostenuto al sud. Pertanto Maria Stella comprende l’importanza dell’uniformità tra i test universitari su scala nazionale. Tanto più che lei ormai ha smesso di studiare e Gasparri non sembra avere intenzione di cominciare.
Ma le sorprese non sono finite. L’8 ottobre la Gelmini chiama Tremonti e, forti di ben 20 dita delle mani, riescono a giungere alla conclusione che licenziando le imprese di pulizie e mettendo le pezzette in mano ai bidelli, forse si risparmi. A chi ribatte loro che i bidelli lavorano part time nello stesso orario in cui i ragazzi sono seduti ai banchi, la Gelmini risponde che allora è il momento di reintrodurre l’ora di economia domestica e far pulire la scuola direttamente ai ragazzi. Interessante l’ipotesi di considerare l’ora di economia domestica come attività alternativa per chi non intenda partecipare all’insegnamento della religione. Si accettano scommesse sulle percentuali di adesione alle due materie.
Ma è qui che interviene il genio. Brunetta chiede alla segreteria della sua segreteria di chiamare la segreteria della Gelmini. Ha un’idea: estendere l’orario di lavoro dei bidelli da part a full time ed impiegare gli stessi per le pulizie, il pomeriggio, e nelle aule ad insegnare, la mattina. “Basta con queste elite dei presunti professori e professorini. I ragazzi devono riscoprire l’umiltà di imparare dai semplici. E’ l’ora del Bidello unico. L’Italia farà scuola!”

postato da: BiondoNome alle ore 11:16 | link | commenti (40)
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lunedì, 28 settembre 2009

LEGGEREZZA (Post n. 16 - gemellaggio)

Lunedì 14.09.2009
9.00: La Carfagna dichiara che gli insegnanti, manipolatori di giovani menti, non possono occuparsi di politica. I prof. si aggiungono ai magistrati, giornalisti e comici. Tirano un sospiro di sollievo gli idraulici e gli amministratori di condominio, che si temevano a rischio.
10.22: la Gelmini dichiara la necessità di un tetto agli immigrati. Calderoli apre la crisi di Governo.
10.25: la sua Segreteria spiega a Calderoli il significato delle parole della Gelmini. Piano piano. La Lega chiude la crisi di Governo.
11.35: la Segreteria della Gelmini spiega alla Gelmini perchè la Segreteria di Calderoli abbia dovuto spiegare a Calderoli le parole della Gelmini.
Certo è colpa del suo famoso esame da avvocato sostenuto al sud. Pertanto Maria Stella comprende l’importanza dell’uniformità tra i test universitari su scala nazionale. Tanto più che lei ormai ha smesso di studiare e Gasparri non sembra avere intenzione di cominciare.
18.00: l’applicazione Word del mio pc non vuole accettare l’esistenza della parola ‘Calderoli’ e insiste a scrivere ‘Calderoni’. Vorrei anch’io che Calderoli non esistesse, ma ci arrendiamo entrambi alla triste realtà.
Martedì 15.09.2009
10.20: Un portavoce del Governo informa la popolazione che i rifornitori di carburanti, categoria nota per il loro gettar benzina, non possono occuparsi di politica. Rifiatano elettrauti e  chirurghi estetici. Per ora.
16.00: Il Premier consegna la casa di Barbie alle prime 100 telefonate. Senza impegno e senza alcuna spesa di spedizione.
17.00: Vespa fa sapere a Franceschini che vorrebbe il Segretario ospite a Porta a Porta. Franceschini non capisce che Vespa sta parlando di lui e gli attacca il telefono. Non volendo, fa un figurone.
21.00:  Pare che Porta a Porta non apporti più il consenso di un tempo al Premier. Berlusconi, ormai inFeltrito, non scalda più le platee.
Mercoledì 16.09.2009
8.15:  Edicola. Acquisto per la prima volta, “il Giornale” e mi si apre un mondo: “il Giornale”, infatti, non è altro che l’inserto satirico de “il Giornale”.
10.10: Miss Italia, che si vanta di non saper fare niente, è stata eletta grazie alle telefonate di tutta la Calabria. La Lega vota una mozione “duplex” per il sud.
19.00: La Ministra Meloni dichiara che i surfisti non possono occuparsi politica. E richiede che tutti coloro che intendano a qualsiasi titolo cavalcare l’Onda vengano prontamente schedati. Si rilassano vagamente i tappezzieri e i metereologi. Ma potrebbe essere solo una questione di tempo.
Giovedì 17.09.2009
11.45: Avvistato Briatore sul tetto del Billionaire. Qualcuno prenderà finalmente sul serio la questione dei precari?
12.49: Attentato a Kabul, muoiono 6 militari italiani. Rimandata la manifestazione di sabato per la libertà di informazione. La data verrà comunicata per tempo dagli organi di stampa. Forse.
17.05: Berlusconi dichiara che “la missione Italiana a Kabul è essenziale, ma bisogna riportare a casa i nostri ragazzi al più presto”.
18.25: Letta chiama Lippi e chiede com’è che funziona quella roba dei naturalizzati.
19.02: Camoranesi dichiara di non essere disposto a tagliarsi i capelli e intona Aquarius a gran voce. Passi uccidere l’inno, ma Hair non lo accetto.
20.00: Frattini dichiara di voler “conquistare il cuore degli Afgani”. Ecco cosa succede ad essere educati dalla tv. A guardare Stranamore invece di studiare Diritto internazionale.
Venerdì 18.09.2009
10.10: Benedetto XVI si appella ai Vescovi Brasiliani “Sacerdoti, non fate politica”. Posizione presa in seguito alla scoperta che leggendo al contrario un discorso al Parlamento europeo di Baget Bozzo, usciva fuori il testo della Lambada.
12.15: apprendiamo che le condizioni di salute della signora Sandra Lafarulli di Segrate e delle gemelle Papetti di Bitonto vanno peggiorando. E’probabile, dunque, che la manifestazione per la libertà di stampa non potrà avere luogo nemmeno il 3 ottobre.
14.25: Masi dichiara che Travaglio firmerà il contratto entro lunedì, ma sarà condizionato da clausole legali. Travaglio andrà infatti in onda doppiato da Pino Insegno.
18.00: Il Ministro per le infrastrutture e i trasporti Matteoli dichiara che i controllori dei mezzi pubblici non devono occuparsi di politica. Soddisfazione dei conducenti ai quali storicamente è stato negato il diritto alla parola.
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(Post n. 16 - Gemellaggio con lei
Categoria: Si ride per non piangere
Altro titolo possibile: una normalissima settimana)

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lunedì, 21 settembre 2009

GIORNO (Post n.15 - gemellaggio)

amelie

C’è un istante, quando la notte inizia a ritirarsi e la mattina è ancora altrove, pigra, in cui io dormiveglio.

E’ lo spazio vuoto tra il buio e l’alba, il nulla, nel silenzio. E’ una ciotola di assoluto.

L’aria è immobile; o forse, invece, piove. Non importa.

Ma non è né ieri, né oggi; è solo qui.

In questo attimo, insieme eterno e già bruciato, percepisco il mio corpo, le sue anse, i contatti con il lenzuolo.

E ti sento.

La tua pelle, familiare, che aderisce alla mia.

Mi avverto nella conca del tuo arco che mi accoglie.

Il calore dei corpi che hanno condiviso la notte, che si sono abbandonati all’incoscienza e l’uno all’altro.

Quasi avverto il tuo respiro. E la sciarpa leggera dei miei capelli, che si lascia cullare dal tuo fiato regolare, accarezzarmi la nuca.

Riconosco il tuo odore, la forza delle tue braccia di piuma.

Sono felice.

Ma poi, all’improvviso, ecco la luce.

Tu non ci sei; non so chi tu sia, né quando sarai.

E nostro il torpore si tramuta nei miei occhi sgranati.

Le lenzuola in carta vetrata

La realtà è solo marmo.

E’ giorno.
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(Post n. 15 -
Gemellaggio con lei
Categoria: Umori e sensazioni
Altro titolo possibile: guai in vista)

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lunedì, 14 settembre 2009

TAGLIO (Post n. 14 - gemellaggio)

forbiciIl punto è che io me ne sono andata tanto tempo fa. Quasi 10 anni. E che me la sono cavata da sola. Il punto è che mi sono difesa. Ho preso le distanze. Vi ho fatti sentire indesiderati, spesso, invadenti. Ho costruito la mia cuccia blindata, senza il nome sulla porta. Il punto è che ogni volta che vi ho concesso un po’ del mio tempo, non sembrava che ci fosse piacere nel farlo, ma solo un faticoso tentativo di non gridarsi colpe reciproche. Il punto è che voi avete cominciato a non cercarmi più. A non chiedermi più se stessi bene o male. A dare per scontato che io me la cavassi. E, intanto, io davo per scontato che, al di là delle vostre esagerazioni, voi non aveste motivi per lamentarvi davvero. Il punto è che una settimana fa, quando ho sentito P che mi parlava in quel modo, sono impallidita. Non mi stava dicendo cosa avrei dovuto fare. Non stava affermando, come al solito, con decisione, una verità assoluta. Ha detto “come preferisci fare?” E l’ha detto perché non sapeva che pesci pigliare, l’uomo dei sempre e dei mai. Il punto è che pare si debba operare. Che la notte abbia attacchi epilettici o qualcosa del genere. 200 apnee che lo mettono alla prova, sotto vuoto, ogni notte. Il punto è che forse l’intervento non è nemmeno risolutivo. E che rischia l’attacco cardiaco in qualsiasi momento. Il punto è che ha 60 anni.

Il punto è che io non gli ho detto un sacco di cose. E ancora le devo scoprire, queste cose. Perché sono sommerse da decenni di incomprensioni, di durezze, transenne, trincee. E che certe parole andrebbero pronunciate da bambini, perché da adulti le hai già svuotate o riempite di dolore. Il punto è che arriva un momento in cui devi smettere di lamentarti del fatto che tuo padre non ti abbia mai detto che sei in gamba, e devi essere tu a dire a lui che lo è stato. Il punto è che per quanto io faccia quella di marmo che basta a se stessa, non è vero affatto. E per quanto io corra e salti lontana da quella casa, inciampo sempre in quel maledetto cordone.

Il punto è che il medico, quel giorno, si è dimenticato di dargli un taglio.
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(Post n. 14 - Gemellaggio con lei
Categoria: interesse privato in atti d'ufficio

Altro titolo possibile: A Pà)


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giovedì, 10 settembre 2009

Perdonate il ritardo: ho avuto un po' da fare..

anello
Mi sono regalata un anello. Ho saltato scalza, sulla pietra, tra i cocci di vetro. Ho abbracciato, respirando a fondo. Ho giocato con i miei difetti. Ho abbassato lo sguardo e mi sono sentita indifesa. Mi sono fatta una promessa. Mi sono concessa lunghe colazioni. Ho lasciato che mi si scoprisse dentro. E che mi si guardassero le gambe. Ho osservato in silenzio. Ho scoperto Mark Strand. Ho recitato, dopo milioni di anni. Ho pianto per un uomo. Mi sono seduta in un angolo, senza chiedere nulla al momento. Ho assaggiato ad occhi chiusi. Ho detto un NO importante. Ho ballato fino a sentire un crampo nel petto. Non mi sono riconosciuta. Ho scritto fino ad addormentarmi stremata. Ho bevuto poco. Ho sognato profumi lontani. Ho aspettato fiduciosa. Ho cantato senza vergogna. Con poca vergogna. Mi sono commossa, mentre voi ridevate di gusto. Mi sono lasciata coccolare. Sono stata disperata. Mi sono sorpresa dell’affetto nei miei confronti. Me ne sono fregata delle malignità altrui. Ho ritrovato una amica mai persa. Ho vissuto 7 giorni della mia vita. Ho mangiato la panna cotta più avvolgente di sempre. Ho passeggiato con uno sconosciuto che mi ha regalato un segreto. Ho avuto paura. Ho capito chi io sia. Mi sono sentita scelta e fortunata. Ho perso il controllo. Ho amato i miei talenti. Li ho temuti e lasciati brillare. Ho desiderato di tornare sull’isola. Ho bruciato. Ho protestato. Ho sorriso anche ai sassi. Ho sbagliato. Ho perso. Mi sono regalata un anello. E mi sono fatta un paio di promesse. Che, così, un pezzetto per volta, magari, riuscirò a farne qualcosa di me e del mio tempo.

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categorie: piccola parentesi
venerdì, 26 giugno 2009

Scendo a prendere le sigarette...

egitto_
egitto2
katharinenkloster


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lunedì, 22 giugno 2009

STORIA (Post n.13 - gemellaggio)

scrittura
Mi chiedo spesso chi sia lo sceneggiatore della mia vita. Chi scriva la mia storia. Quanto sia io a farlo, quanto lasci che sia quell’intrecciarsi di effetti collaterali dell’agire altrui che chiamiamo ‘caso’. Quanto permetta agli eventi di svilupparsi e quanto imponga loro di replicarsi in schemi.
Mi domando se abbia mai permesso a qualcuno di regalarmi un verso.
Se abbia mai ceduto la sedia dello scrittore a dita di cui mi fidassi o a pensieri del tutto sconosciuti.
Da piccola mi sono liberata presto del palmo di mia madre, che stringeva il mio. Mi guidava nel disegno delle prime lettere su carta, identiche e asettiche. La mano mi si riempiva di un sudore gelido, che si mischiava all’inchiostro e scivolava lungo l’albero genealogico, lento e inesorabile.
Diluivo il brodo della storia familiare, mentre la mia passava secca e immobile.
Ma, poi, si è riempita di colpo.
Come quel gioco da bambini in cui ognuno aggiunge un pezzo a proprio piacimento, la mia storia si è gonfiata e strappata, addensata e svuotata; priva di logica, continuità. Il filo si è allentato e teso, seguendo le rincorse di una principiante che andava per tentativi.
Ho creduto di delinearla, poi mi sono arresa e ho chiesto a me stessa almeno di comprenderla.
Per farlo, avrei dovuto darmi il tempo di leggerla.
Lui, invece, voleva la scrivessimo insieme. Aveva copiato chissà dove il titolo e scelto la qualità della carta su cui stamparla; aveva chiariti i punti irrinunciabili della trama, popolari e commerciali abbastanza da implicare una ribalta e un pubblico.
Di professione libraio, leggeva solo le quarte di copertina e poi dispensava consigli con fervore.
La nostra vicenda l’avrebbe fatta scrivere a me e poi firmata. Si sarebbe vantato con gli amici, di là in salotto, ridendo forte della genialata dell’happy end.
Lui, orgoglioso comprimario della storia che aveva sognato per noi e in cui avrebbe inscatolato me.
Ma io non vivo per sentito dire. E non scrivo a mezzo servizio. Ho messo il punto e strappato la pagina. Nulla da aggiungere ad una favola monca.
Per il resto, dico a me stessa di averci provato. A scrivere senza paura di cancellare. A fermare su carta errori e attimi densi di pirotecniche, fugaci trovate. A buttar giù filoni e sensazioni senza alcuna programmazione; a sorprendermi, io per prima, delle reazioni della protagonista.
A permettermi delle pause perché i silenzi fossero riempiti dalla forza di altri.
Ho comprato un manuale di scrittura. Perché il talento non basta e si può e si deve imparare a vivere. Il mio, poi, è talento per le storie altrui.
Anche se c'è stata una volta in cui ho scommesso me stessa davvero.
Scommettere comporta una posta in gioco, un investimento iniziale e il rischio di rimanere senza nemmeno le tasche in cui nascondere le mani.
Quando incontri una persona e provi a costruire qualcosa, non stai scommettendo. Al massimo puoi perdere l’ipotetico possibile, un nulla impalpabile fatto di quella stessa pasta indifferenziata di cui sono composti gli sconosciuti.
Io ho scoperchiato uno dei rapporti più importanti di sempre. Chiedendo di guardarci dentro, non accontentandomi dell’enormità che già avevamo. Per vedere se potesse essere tutto o solo quello stesso enorme, ma vissuto in maniera più piena, nelle sue luci-ombre e profondità.
Ho scommesso e ho perso. 
Mi sono sentita ingombrante, in una sceneggiatura per la prima volta banale, infantile, sciocca.
Allora, mi è caduta la penna e non sono stata disposta a raccoglierla.
Eppure lo rifarei. That's life.
Torno al pc. E al mio talento: storie quasi vere. Per occhi lontani.
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(Post n.13 - Gemellaggio con lei
Categoria: Confessionale
Altro titolo possibile: Occhio alla penna)

postato da: BiondoNome alle ore 16:11 | link | commenti (51)
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lunedì, 15 giugno 2009

PRIMA - (Post n.12 - gemellaggio)

images

“Vorrei chiederti di incontrarti, ma sta’ tranquilla: la mia firma in tutte le edicole è garanzia di serietà.”

Santo cielo, ma che dice?! Decisamente teatrale e forse non proprio modesto.

Però, chissà, magari lo ha detto in modo ironico.. Magari…

Appuntamento con un cosiddetto “intellettuale di sinistra”. Giornalista, per la precisione, di un noto quotidiano nazionale. Ha letto un mio articolo, ha visitato il mio blog, ha cominciato ad elogiarmi con crescenti dosi di miele e gratificazione. Certo non si sarà minimamente fatto impressionare dalla folta capigliatura bionda e riccia che si sporge da una foto (di dimensioni lillipuziane) posta lì, in un angolo: è un intellettuale, lui! Va al sodo, bada alla sostanza, ai contenuti!

Commenta, dapprima, in maniera anticonvenzionale e laterale, i miei post; mi propone, dappoi, di parlare del mio lavoro. Mi invia per e-mail il suo numero di cellulare senza chiedermi il mio, mi dà appuntamento in zona neutra (S.Lorenzo), mi anticipa che arriverà in Vespa.

Dai: educato, signorile, con vaghi toni Morettiani… Vado!

Si presenta in ritardo. Anzi: arriva con 20 minuti di ritardo e non si presenta neanche.

“Val? Brava, brava, brava! Scrivi davvero bene!”

Perché già lo odio? 7 parole, di cui: una il mio nome e tre, più la restante perifrasi, complimenti…perché già lo odio? Si aspetta che io ricambi? Probabilmente no: quasi sicuramente i ruoli sono: “lui, quello bravo”, “io, la sprovveduta esordiente dagli occhi luccicanti al sol cospetto di cotale genio del panorama giornalistico italiano”.

Vaglio in un nanosecondo qualche risposta possibile. Non voglio sbagliare.

La frase con cui rompi il ghiaccio determina l’importante prima impressione (come ha dimostrato lui).

In ordine di apparizione, così come nel mio cervello:

1)      “Addio.” (forse un po’ fortina, poco diplomatica: magari la tengo per dopo).

2)      “Lo so, sono brava. Tu per chi hai detto che scrivi?” (vagamente polemica, mi sa)

3)      “Caldo oggi, eh? Anche se in realtà è più l’umidità.” (contenuto d’attualità: dimostro di essere informata. Le ultime parole sono tutte accentate sull’ultima, quindi c’è anche una sorta di cura formale…)

4)      Un vellutato silenzio, accompagnato dal fulmineo scardinamento di un’antenna della radio di una macchina, con successiva profonda “accidentale” infilzata di entrambe le sue cornee. Accidentale e ripetuta. Reiterata. Con accanimento crescente. Ma accidentale, eh..

Il suo santo protettore fa si che io decida per un sorriso di rappresentanza. Opto, nei primi venti minuti, per ascoltarlo con aria interessata ed accondiscendente. Avrò poi tempo per dimostrare che quegli articoli che ha letti (li avrà letti?) siano davvero frutto della mia penna e del contenuto della mia cervice, seppur  bionda.

Ci sediamo a cena. Parla dapprima di sé; quindi di se stesso e poi un attimo ancora di sé. Condisce il tutto con aneddoti sulla sua persona e mi confessa che mi confesserà i suoi lati più inconfessabili.

Paga il conto in maniera prepotente, condendo il tutto con i soliti stereotipi sugli scampoli di cavalleria che sono riusciti a sfuggire al femminismo. (Dio, dammi la forza!)

Usciamo. Ora lo guarderò intensamente negli occhi e gli dirò:

1)      “Addio.” (e sennò che l’ho tenuta da parte a fare?)

2)      “Resterei ore ed ore ma ho catechismo”.

3)      !ha ha ha !òrediccu it oi arO

4)      Un vellutato silenzio, accompagnato dal fulmineo scardinamento di un’antenn…

Che fa?!?!?!! Mi bacia?!?!?! Una mano…dove? …ma che scherziamo?!?!?!?!

Riflesso incondizionato: ginocchiata (mia) in mezzo alle gambe (sue) e schiaffone di rovescio. Alla Monica Seles: due mani.

Mi guarda esterrefatto (da terra) mentre vado via, furiosa.

Questo accadeva 8 anni fa.

Da allora, chiarisco bene prima. Sono molto molto molto chiara. PRIMA.

Ho meno appuntamenti. Ma parecchio tempo per scrivere.  E se permettete…
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(Post n.12 - Gemellaggio con Lei
Categoria: Cene di lavoro

Altro titolo possibile: la mano è più veloce dell'occhio)


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domenica, 07 giugno 2009

VELOCITA' - (Post n.11 - gemellaggio)

Il tema di oggi, qui, del gemellaggio,

è VELOCITA’: un tema rischioso.

Ma, giuro, stavolta userò il mio coraggio

e non vi darò alcun post silenzioso.

 

La cosa più rapida è l’associazione

che avviene tra termini, idee od oggetti

che posti di fila, anche senza intenzione,

ognuno con l’altro appaion perfetti.

 

Facciamo una prova, amico lettore?

Così, su 2 piedi, e senza pensare.

Se dico” campagna”, tu dici “trattore”?

Oppure, che so, mi risponderai “mare”?

 

Se dico Berlusca tu dici “coglione”?

(ma già lui l’ha detto di quelli pensanti

che il voto hanno dato all’opposizione

speriamo abbastanza e non solo tanti).

 

Il gioco diventa più sofisticato,

se cerco parole un po’ meno comuni;

Che questo legame lo creino di lato

e che d’inventiva richiedan barlumi.

 

Agisci d’impulso, e non riflessivo,

accoppia i termini subito e a caso.

Sii senza vergogna: non essere schivo,
procedi d’istinto e a lume di naso.

 

Seguendo le regole e agendo in coscienza,

senza barar ma associando veloce,

faremo così un po’ più conoscenza

e a me sembrerà di udir la tua voce.

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(Post n.11 - Gemellaggio con lei
Categoria: Gioco interattivo: guardate il primo commento

Altro titolo possibile: Rapide associazioni di idee)


postato da: BiondoNome alle ore 23:20 | link | commenti (20)
categorie: gemellaggo
martedì, 02 giugno 2009

RISCHIO (Post n.10 - gemellaggio)

 

  

 

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(Post n.10 - Gemellaggio con lei
Categoria: Senza vergogna
Altro titolo possibile: Il modo migliore per non correrne neanche uno)


postato da: BiondoNome alle ore 15:47 | link | commenti (15)
categorie: gemellaggo