C’è un istante, quando la notte inizia a ritirarsi e la mattina è ancora altrove, pigra, in cui io dormiveglio.
E’ lo spazio vuoto tra il buio e l’alba, il nulla, nel silenzio. E’ una ciotola di assoluto.
L’aria è immobile; o forse, invece, piove. Non importa.
Ma non è né ieri, né oggi; è solo qui.
In questo attimo, insieme eterno e già bruciato, percepisco il mio corpo, le sue anse, i contatti con il lenzuolo.
E ti sento.
La tua pelle, familiare, che aderisce alla mia.
Mi avverto nella conca del tuo arco che mi accoglie.
Il calore dei corpi che hanno condiviso la notte, che si sono abbandonati all’incoscienza e l’uno all’altro.
Quasi avverto il tuo respiro. E la sciarpa leggera dei miei capelli, che si lascia cullare dal tuo fiato regolare, accarezzarmi la nuca.
Riconosco il tuo odore, la forza delle tue braccia di piuma.
Sono felice.
Ma poi, all’improvviso, ecco la luce.
Tu non ci sei; non so chi tu sia, né quando sarai.
E nostro il torpore si tramuta nei miei occhi sgranati.
Le lenzuola in carta vetrata
La realtà è solo marmo.
E’ giorno.
Il punto è che io me ne sono andata tanto tempo fa. Quasi 10 anni. E che me la sono cavata da sola. Il punto è che mi sono difesa. Ho preso le distanze. Vi ho fatti sentire indesiderati, spesso, invadenti. Ho costruito la mia cuccia blindata, senza il nome sulla porta. Il punto è che ogni volta che vi ho concesso un po’ del mio tempo, non sembrava che ci fosse piacere nel farlo, ma solo un faticoso tentativo di non gridarsi colpe reciproche. Il punto è che voi avete cominciato a non cercarmi più. A non chiedermi più se stessi bene o male. A dare per scontato che io me la cavassi. E, intanto, io davo per scontato che, al di là delle vostre esagerazioni, voi non aveste motivi per lamentarvi davvero. Il punto è che una settimana fa, quando ho sentito P che mi parlava in quel modo, sono impallidita. Non mi stava dicendo cosa avrei dovuto fare. Non stava affermando, come al solito, con decisione, una verità assoluta. Ha detto “come preferisci fare?” E l’ha detto perché non sapeva che pesci pigliare, l’uomo dei sempre e dei mai. Il punto è che pare si debba operare. Che la notte abbia attacchi epilettici o qualcosa del genere. 200 apnee che lo mettono alla prova, sotto vuoto, ogni notte. Il punto è che forse l’intervento non è nemmeno risolutivo. E che rischia l’attacco cardiaco in qualsiasi momento. Il punto è che ha 60 anni.
Il punto è che io non gli ho detto un sacco di cose. E ancora le devo scoprire, queste cose. Perché sono sommerse da decenni di incomprensioni, di durezze, transenne, trincee. E che certe parole andrebbero pronunciate da bambini, perché da adulti le hai già svuotate o riempite di dolore. Il punto è che arriva un momento in cui devi smettere di lamentarti del fatto che tuo padre non ti abbia mai detto che sei in gamba, e devi essere tu a dire a lui che lo è stato. Il punto è che per quanto io faccia quella di marmo che basta a se stessa, non è vero affatto. E per quanto io corra e salti lontana da quella casa, inciampo sempre in quel maledetto cordone.
Il punto è che il medico, quel giorno, si è dimenticato di dargli un taglio.
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(Post n. 14 - Gemellaggio con lei
Categoria: interesse privato in atti d'ufficio
Altro titolo possibile: A Pà)


“Vorrei chiederti di incontrarti, ma sta’ tranquilla: la mia firma in tutte le edicole è garanzia di serietà.”
Santo cielo, ma che dice?! Decisamente teatrale e forse non proprio modesto.
Però, chissà, magari lo ha detto in modo ironico.. Magari…
Appuntamento con un cosiddetto “intellettuale di sinistra”. Giornalista, per la precisione, di un noto quotidiano nazionale. Ha letto un mio articolo, ha visitato il mio blog, ha cominciato ad elogiarmi con crescenti dosi di miele e gratificazione. Certo non si sarà minimamente fatto impressionare dalla folta capigliatura bionda e riccia che si sporge da una foto (di dimensioni lillipuziane) posta lì, in un angolo: è un intellettuale, lui! Va al sodo, bada alla sostanza, ai contenuti!
Commenta, dapprima, in maniera anticonvenzionale e laterale, i miei post; mi propone, dappoi, di parlare del mio lavoro. Mi invia per e-mail il suo numero di cellulare senza chiedermi il mio, mi dà appuntamento in zona neutra (S.Lorenzo), mi anticipa che arriverà in Vespa.
Dai: educato, signorile, con vaghi toni Morettiani… Vado!
Si presenta in ritardo. Anzi: arriva con 20 minuti di ritardo e non si presenta neanche.
“Val? Brava, brava, brava! Scrivi davvero bene!”
Perché già lo odio? 7 parole, di cui: una il mio nome e tre, più la restante perifrasi, complimenti…perché già lo odio? Si aspetta che io ricambi? Probabilmente no: quasi sicuramente i ruoli sono: “lui, quello bravo”, “io, la sprovveduta esordiente dagli occhi luccicanti al sol cospetto di cotale genio del panorama giornalistico italiano”.
Vaglio in un nanosecondo qualche risposta possibile. Non voglio sbagliare.
La frase con cui rompi il ghiaccio determina l’importante prima impressione (come ha dimostrato lui).
In ordine di apparizione, così come nel mio cervello:
1) “Addio.” (forse un po’ fortina, poco diplomatica: magari la tengo per dopo).
2) “Lo so, sono brava. Tu per chi hai detto che scrivi?” (vagamente polemica, mi sa)
3) “Caldo oggi, eh? Anche se in realtà è più l’umidità.” (contenuto d’attualità: dimostro di essere informata. Le ultime parole sono tutte accentate sull’ultima, quindi c’è anche una sorta di cura formale…)
4) Un vellutato silenzio, accompagnato dal fulmineo scardinamento di un’antenna della radio di una macchina, con successiva profonda “accidentale” infilzata di entrambe le sue cornee. Accidentale e ripetuta. Reiterata. Con accanimento crescente. Ma accidentale, eh..
Il suo santo protettore fa si che io decida per un sorriso di rappresentanza. Opto, nei primi venti minuti, per ascoltarlo con aria interessata ed accondiscendente. Avrò poi tempo per dimostrare che quegli articoli che ha letti (li avrà letti?) siano davvero frutto della mia penna e del contenuto della mia cervice, seppur bionda.
Ci sediamo a cena. Parla dapprima di sé; quindi di se stesso e poi un attimo ancora di sé. Condisce il tutto con aneddoti sulla sua persona e mi confessa che mi confesserà i suoi lati più inconfessabili.
Paga il conto in maniera prepotente, condendo il tutto con i soliti stereotipi sugli scampoli di cavalleria che sono riusciti a sfuggire al femminismo. (Dio, dammi la forza!)
Usciamo. Ora lo guarderò intensamente negli occhi e gli dirò:
1) “Addio.” (e sennò che l’ho tenuta da parte a fare?)
2) “Resterei ore ed ore ma ho catechismo”.
3) !ha ha ha !òrediccu it oi arO
4) Un vellutato silenzio, accompagnato dal fulmineo scardinamento di un’antenn…
Che fa?!?!?!! Mi bacia?!?!?! Una mano…dove? …ma che scherziamo?!?!?!?!
Riflesso incondizionato: ginocchiata (mia) in mezzo alle gambe (sue) e schiaffone di rovescio. Alla Monica Seles: due mani.
Mi guarda esterrefatto (da terra) mentre vado via, furiosa.
Questo accadeva 8 anni fa.
Da allora, chiarisco bene prima. Sono molto molto molto chiara. PRIMA.
Ho meno appuntamenti. Ma parecchio tempo per scrivere. E se permettete… 
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(Post n.12 - Gemellaggio con Lei
Categoria: Cene di lavoro
Altro titolo possibile: la mano è più veloce dell'occhio)
Il tema di oggi, qui, del gemellaggio,
è VELOCITA’: un tema rischioso.
Ma, giuro, stavolta userò il mio coraggio
e non vi darò alcun post silenzioso.
La cosa più rapida è l’associazione
che avviene tra termini, idee od oggetti
che posti di fila, anche senza intenzione,
ognuno con l’altro appaion perfetti.
Facciamo una prova, amico lettore?
Così, su
Se dico” campagna”, tu dici “trattore”?
Oppure, che so, mi risponderai “mare”?
Se dico Berlusca tu dici “coglione”?
(ma già lui l’ha detto di quelli pensanti
che il voto hanno dato all’opposizione
speriamo abbastanza e non solo tanti).
Il gioco diventa più sofisticato,
se cerco parole un po’ meno comuni;
Che questo legame lo creino di lato
e che d’inventiva richiedan barlumi.
Agisci d’impulso, e non riflessivo,
accoppia i termini subito e a caso.
Sii senza vergogna: non essere schivo,
procedi d’istinto e a lume di naso.
Seguendo le regole e agendo in coscienza,
senza barar ma associando veloce,
faremo così un po’ più conoscenza
e a me sembrerà di udir la tua voce.
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(Post n.11 - Gemellaggio con lei
Categoria: Gioco interattivo: guardate il primo commento
Altro titolo possibile: Rapide associazioni di idee)
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(Post n.10 - Gemellaggio con lei
Categoria: Senza vergogna
Altro titolo possibile: Il modo migliore per non correrne neanche uno)